Era un fantasma

di Arianna Mattioli

Regia Lorenzo Lavia

con Ninni Bruschetta, Lorenzo Lavia, Lodo Guenzi, Matteo Branciamore

Produzione Savà Produzioni Creative – Teatro Stabile di Trieste

Distribuzione Savà Produzioni Creative

Claudio ha una moglie e tre figli: Tommaso, Romano ed Arturo. Quest’ultimo è rinchiuso in un centro di riabilitazione (un manicomio)

da quando vent’anni prima ha causato un incidente stradale che ha portato sua madre ad entrare in coma e a non uscirne più: uno stato che i medici chiamano di locked–in. Bloccata dentro ad un corpo immobile e inerme, mentre fuori dalla sua stanza la vita dei suoi familiari andava avanti contrastando la cristallizzazione fisiologica della morte, è l’ago della bilancia inconsapevole di ogni scelta, di ogni recriminazione e di ogni rivalsa di quel che resta di quella famiglia, tenuta in piedi solo dall’attesa di un risveglio che non arriva. Poco prima di quella che sarà la loro ultima cena, in un clima di surreale goliardia e di tensione sospesa, i quattro ripercorrono alcuni momenti salienti della loro esistenza, finendo come sempre a lanciarsi (metaforici) coltelli e (reali) noccioline. Un copione ciclicamente affrontato ma con un epilogo diverso e inaspettato: Claudio decide di mettere fine alla loro storia, al disperato tentativo di non far disgregare una famiglia che si è dissolta e che è restata bloccata, attaccata alla speranza di rivedere qualcuno che non tornerà mai. Arriva, con la luce dell’alba, la decisione che nessuno ha mai voluto prendere: staccare la spina, lasciare andare via quello che resta delle spoglie mortali di quella donna che tanto hanno amato e che–ciascuno a suo modo–sente di voler salutare. Quando la vita si dimostra più crudele della morte, l’uomo non può far altro che giocare ad essere Dio e decidere di metterle fine, nonostante questo voglia dire–sostanzialmente–uccidere. Chi si prenderà questa responsabilità? Una commedia amara, un giro vorticoso all’interno di una dinamica apparentemente buffa e grottesca, attorcigliata su se stessa e irrimediabilmente corrotta. Un viaggio attraverso il dolore e l’inevitabile scia che lascia dietro di sé, una volta che si insinua anche nella più normale e dissacrante delle famiglie